Testimoni - Parrocchia S. Andrea Apostolo - Santa Maria Capua Vetere

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Testimoni

CRONACA

 
CLAUDIA KOLL:
Testimonianza al Paladesio
“Ringrazio Dio perché scrive sulle nostre righe storte, ama l'uomo e, anche se cadi, se c'è lo sguardo rivolto a lui ti prende in braccio e ti risolleva».

“Da 15 anni giro il mondo per annunciare la misericordia di Dio.”
STILE  DI  VITA

«Viviamo per donare il nostro reddito agli altri»

Una coppia del Massachusetts ha deciso di vivere una vita nel segno dell'altruismo
 
 
 
Immaginate di avere a disposizione un reddito annuo di circa 250.000 dollari (circa 300.000 euro. Sareste in grado di spenderne solo il 5% per cibi, vestiti e spese per le case e di donarne il 40% in beneficenza?
Probabilmente in pochi riuscirebbero a farlo. Ma c’è una coppia del Massachusetts che ha deciso di spendere la vita per devolvere gran parte di ciò che guadagna alle persone bisognose.
VIVERE CON “SOLI” 15MILA DOLLARI
Julia Wise è un’assistente sociale e suo marito Jeff Kaufman è un ingegnere informatico. Nel 2013 il loro reddito complessivo era di poco inferiore ai 245.000 dollari, e quindi il loro nucleo familiare faceva parte del 10 per cento più benestante degli Stati Uniti. Eppure, se si escludono le tasse e i risparmi, i due hanno vissuto con appena 15.280 dollari: il 6,25 per cento dei loro guadagni. Il resto del loro pari a circa 100.000 dollari è andato in beneficenza (L’Internazionale, 14 ottobre)
DONAZIONI INIZIATE NEL 2008
Questa somma corrisponde al 40 per cento del loro reddito lordo, e non è la prima volta che Wise e Kaufman fanno beneficenza: dal 2008 donano tutti gli anni una percentuale simile del loro reddito.
UNA VITA NORMALE E ALTRUISTICA
Quella di Jeff e Julia è solo una delle storie di estreme, “pubbliche virtù” raccontate nel libro “Stranger Drowning” di Larissa MacFarquhar, ma in questo caso sacrificio e abnegazione non c’entrano. Il loro esempio è piuttosto la dimostrazione di come sia possibile condurre una vita perfettamente normale, piacevole, non priva di comodità, facendo dell’altruismo una componente fondamentale del proprio essere (The Huffington Post, 11 ottobre).
“VOGLIAMO MIGLIORARE IL MONDO”
«Jeff e io – spiega Julia – vorremmo migliorare il mondo. Dai tempi del college stiamo dando circa il 30 per cento del nostro reddito ogni anno. Uno dei modi per migliorare concretamente il mondo è quello di donare soldi in beneficenza che però sia funzionale per i bisognosi» (Daily Mail, 13 ottobre).
“UN’OPPORTUNITA’ INCREDIBILE”
Wise ha aggiunto in un post sul suo blog: «Nel corso della nostra vita, ci aspettiamo di salvare centinaia di persone e sensibilizzare molti altri a fare come noi, investendo sulle donazioni. È un'opportunità  incredibile!».
 
La corruzione é deprecata pubblicamente da tutti, ma solo pochi vi rinunciano. 
CHIARA CORBELLA 

SABATINA JAMES, FERNANDA 

Mi chiamo Chiara sono cresciuta in una famiglia cristiana che sin da bambina mi ha insegnato ad avvicinarmi alla fede.
Quando avevo 5 anni mia madre cominciò a frequentare una comunità del Rinnovamento dello Spirito e così anche io e mia sorella cominciammo questo percorso di fede che ci ha accompagnato nella crescita e mi ha insegnato a pregare e a rivolgermi in maniera semplice a Gesù come ad un amico a cui raccontare le mie difficoltà e i miei dubbi, ma soprattutto mi ha insegnato a condividere la fede con i fratelli che camminavano con me.
All’età di 18 anni in un pellegrinaggio incontrai Enrico e pochi mesi dopo ci fidanzammo.
Nel fidanzamento durato quasi 6 anni, il Signore ha messo a dura prova la mia fede e i valori in cui dicevo di credere.
Dopo 4 anni il nostro fidanzamento ha cominciato a barcollare fino a che non ci siamo lasciati.
In quei momenti di sofferenza e di ribellione verso il Signore, perché ritenevo non ascoltasse le mie preghiere partecipai ad un Corso Vocazionale ad Assisi e li ritrovai la forza di credere in Lui, provai di nuovo a frequentare Enrico e cominciammo a farci seguire da un Padre Spirituale, ma il fidanzamento non ha funzionato fin tanto che non ho capito che il Signore non mi stava togliendo niente ma mi stava donando tutto e che solo Lui sapeva con chi io dovevo condividere la mia vita e che forse io ancora non ci avevo capito niente!
Finalmente libera dalle aspettative che mi ero creata ho potuto vedere con occhi nuovi quello che Dio voleva per me.
Poco dopo contro ogni nostra aspettativa superate le nostre paure abbiamo deciso di sposarci.
Nel matrimonio il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e Davide Giovanni ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino alla nascita ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnarli nelle mani del Padre in una serenità e una gioia sconvolgente.
Ora ci ha affidato questo terzo figlio, Francesco che sta bene e nascerà tra poco, ma ci ha chiesto anche di continuare a fidarci di Lui nonostante un tumore che ho scoperto poche settimane fa e che cerca di metterci paura del futuro, ma noi continuiamo a credere che Dio farà anche questa volta cose grandi.
Chiara Corbella Petrillo, al Laboratorio della fede, Gennaio 2011.
Nella “Storia di una capinera”, la protagonista, è riuscita a volare verso la libertà, seppur a un prezzo altissimo.
 Si nasconde sotto lo pseudonimo di Sabatina James, ha 31 anni ed è costretta a vivere sotto scorta della polizia 24h al giorno, cambiando regolarmente località della Germania.
La sua storia è stata ripresa anche da Newsweek
Quando ha dieci anni la sua famiglia musulmana sunnita si trasferisce da Lahore (Pakistan) ad un piccolo paesino dell’Austria. 
A 17 anni tornano in Pakistan perché i genitori vogliono celebrare le sue nozze con un cugino cui era stata promessa in sposa da bambina. Lei si ribella e viene segregata in una scuola coranica sunnita affinché impari ad essere una “pakistana decente”.
La durezza delle condizioni la piegano, così i genitori, credendo di averla trasformata, la lasciano tornare in Austria affinché termini gli studi per poi tornare in Pakistan per sposarsi. 
Raggiunti i 18 anni Sabatina scappa e l’amicizia con un compagno di scuola evangelico la conduce ad un percorso di conversione, oscillando tra il protestantesimo e il cattolicesimo.
Sempre presente è in lei il monito della comunità islamica che l’ha cresciuta: tra i cristiani non vi sono santi, le loro chiese sono vuote e i loro postriboli pieni. 
Eppure, ciononostante, i simboli cattolici l’attraggono, l’immagine di Dio che sceglie di soffrire in croce la commuove. 
La prima considerazione è che il timor di Dio professato dai cristiani, basato sull’amore, è diverso dal timor di Dio professato dai musulmani, basato sulla paura. L’amico cristiano le legge passi della Bibbia che le danno pace e serenità, come mai il Corano aveva fatto.
Sabatina ricorda così quei giorni: «Cristo mostrava misericordia verso le donne adultere, mentre Maometto permetteva che fossero lapidate. Più leggevo il Corano, più odio sentivo verso coloro che erano diversi; invece, come cristiana, provo amore per queste persone e desidero che ricevano lo stesso amore che ho provato io attraverso Gesù». 
Si confida con un sacerdote cattolico ma non riceve molta attenzione, le viene detto che anche Maometto è stato un profeta, troppa paura di offendere l’islam. 
Più confusa di prima, si orienta verso l’evangelismo subendo oltretutto le minacce dei genitori: se non torna sui suoi passi verrà uccisa. La polizia non la aiuta, lo fa invece la Chiesa evangelica.
Eppure continua a percepire una mancanza: rimane il fascino dell’esperienza cattolica,  dentro sé sente che è quella “la Chiesa vera”, è una chiamata interna, così si accosta a grandi padri della Chiesa, quali Agostino, Ignazio di Antiochia e Ireneo. Le minacce aumentano, ma la forza della nuova conversione, al cattolicesimo, le dona il sorriso e la pienezza della vita. 
L’incontro con Cristo è reale adesso, rimane affascinata da questo passo: “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia […] perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Isaia 42,7-8).
Sabatina comprende che la sua missione è sostenere le donne musulmane che si rivolgono a lei perché picchiate e segregate dai mariti, che vogliono deportarle nei Paesi d’origine. 
E noi cattolici, lamenta Sabatina, «insegniamo che tutte le religioni sono uguali, e così otteniamo che i cattolici si convertono all’islam e vanno a combattere la Jihad in Iraq»
Con la fondazione di cui è diventata ambasciatrice, Terre des Femmesoggi si batte per l’uguaglianza delle donne musulmane. «Migliaia di donne sono torturate e assassinante in nome di Allah; negli ultimi anni, solo in Pakistan più di 4000 donne sono state bruciate vive»ha scritto nel suo libro “Mi lucha por la fe y la libertad" (Ed. Palabra, 2013).
Oggi, piena di quella gioia che solo lo Spirito, al di là di ogni consolazione umana, può dare, ha deciso di donare tutto ciò che ha ricevuto da Cristo alle capinere che, come lei, hanno vissuto in un gabbia, affinché volino libere.
FERNANDA

Fernanda faceva la  scuola per infermieri e sognava di mettersi a servizio dei malati. Invece è stata immobilizzata su una sedia a rotelle da una sclerosi multipla: ormai da diciannove anni è lei un’ammalata. Avendo problemi di respirazione, Fernanda ha bisogno anche del polmone d’acciaio. Sua mamma è stata colpita da una emorragia cerebrale che ha paralizzato il lato destro del corpo a causa dello spavento dell’alluvione del 1994 ad Asti.
Quando incontri Fernanda, ti impressiona la sua serenità, la sua voglia di vivere e di diffondere speranza. Si può davvero dire che avverti in lei la forza dello Spirito Santo. Per il decimo anniversario della vita in carrozzella, ha scritto questa preghiera:

Signore Gesù, con il cuore traboccante di gioia, vengo a dirti il mio grazie
per i meravigliosi anni che mi hai regalato.
Anni di dura lotta, di sofferenza fisica, ma carichi di immenso Amore.
Signore, é stato duro capire che tu mi amavi, che tu volevi il meglio per me,
che tu mi eri Padre...
Mi avevi dato molto, mi hai tolto tutto!
Mi hai posto sulle spalle una croce ee mi hai detto semplicemente "Seguimi ".
Io allora ti chiesi fede, convinzione e forza.
Tu fosti generoso. Ho trovato tanta fede, ho ricevuto molta forza e la convinzione che a nulla serviva la mia vita se non ad essere vissuta per te!
Ho chiesto amore;
l'ho ricevuto in abbondanza.
Volevo serenità: mi hai colmata di gioia!
Desideravo non essere sola;
mi hai donato un mare di amici.
Volevo portarti nel mondo;
e mi hai posta nel mondo.
Ero nel buio e mi hai dato la luce!
Ero incerta e mi hai dato sicurezza!
Ero debole e sono diventata forte!
Ero vuota e mi hai colmata di te!
Ero niente... sono figlia tua!
Signore, ti amo per il mio essere niente,
per la povertà che vivo ogni giorno;
ti amo soprattutto perché ci sono,
perché sono con te e tu sei con me.
Mi hai lasciato:
gli occhi per ammirare il Creato;
le orecchie per ascoltare la musica e il canto degli uccelli;
la voce per cantare
e il cuore per amare:
amare tutti come tu sai amare me!
Signore, la mia vita sarà sempre un riflesso di gioia perché é gioia quello che tu mi dai.
Tutto ti offro, anche per coloro che non sanno offrire perché non ti conoscono. Amen.
(Da Dmo Nccao, II sapore della vita. Per una spiritualità giovane, Milano, Paoline Editoriale Libri,  2000, pp. 45-46).  
 
 
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Data Ultimo Aggiornamento del Sito: 05/05/2017
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