Pastorale - Parrocchia S. Andrea Apostolo - Santa Maria Capua Vetere

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Pastorale

PROPOSTA DI DIECI
COMANDAMENTI PER LA GUIDA

CITTÀ DEL VATICANO,
19 GIUGNO 2007

1. Non uccidere.
2. La strada sia per te strumento di comunione tra le persone e non di danno mortale.
3. Cortesia, correttezza e prudenza ti aiutino a superare gli imprevisti.
4. Sii caritatevole e aiuta il prossimo nel bisogno, specialmente se è vittima di un incidente.
5. L'automobile non sia per te espressione di potere, di dominio e occasione di peccato.
6. Convinci con carità i giovani, e i non più tali, a non mettersi alla guida quando non sono in condizione di farlo.
7. Sostieni le famiglie delle vittime di incidenti.
8. Fà incontrare la vittima e l'automobilista aggressore in un momento opportuno, affinché possano vivere l'esperienza liberatrice del perdono.
9. Sulla strada tutela la parte più debole.
10. Senti te stesso responsabile verso gli altri.


«Chi conosce Gesù Cristo è prudente sulla strada ».
Non pensa soltanto a sé e non è sempre assillato dalla fretta di arrivare.
Vede le persone che lo accompagnano per strada come fratelli e sorelle, figli di Dio: è questo l'atteggiamento che connota l'automobilista cristiano».
Il Vaticano propone una sorta di decalogo che mette in guardia dai casi di guida «senza abilità fisica o capacità mentale, per l' abuso di alcool e di altri stimolanti o droghe, per stati di spossatezza o di sonnolenza» e denuncia «il pericolo derivante dalle 'citycars', affidate a giovanissimi e adulti privi di patente, e quello dell'uso spericolato dei ciclomotori e delle moto».
Il problema di fondo, spiega il dicastero della pastorale delle migrazioni, è quello della moralità delle persone: «l'istinto di dominio, o sentimento di prepotenza, nell'essere umano, spinge a cercare il potere per affermarsi. La guida di un' automobile offre la possibilità di esercitare facilmente tale dominio sugli altri.
Identificandosi con l'automobile, il conducente sente aumentare il proprio potere, che si esprime in velocità, il che dà luogo a un piacere, quello di guidare, appunto. Tutto ciò può portare l'autista a voler gustare l'ebbrezza della velocità, manifestazione caratteristica di crescita del suo potere. Accade - osserva il testo - che si sentano come limitazione di libertà i divieti che i segnali stradali impongono; specialmente quando non visti e controllati, alcuni soggetti sono tentati di infrangere tali barriere, che invece sono poste a protezione di sé e degli altri. Alcuni conducenti arrivano a considerare umiliante il dover rispettare certe norme di prudenza che diminuiscono rischi e pericoli del traffico. Altri ritengono intollerabile, quasi una limitazione dei propri diritti, l'essere costretti a seguire pazientemente un'altra vettura, quando questa viaggia a velocità ridotta, perché i segnali stradali indicano, per esempio, una proibizione di sorpasso».
«La responsabilità morale dell'utente della strada, conducente o pedone, deriva - ricorda il documento Vaticano - dall'obbligo di rispettare il quinto e il settimo comandamento: 'non uccidere' e 'non rubare': sono atti contro tali comandamenti le imprudenti distrazioni e negligenze, la cui gravità morale si misura sul loro grado di prevedibilità e in qualche modo di intenzionalità. Ciò significa che, oltre alla proibizione di uccidere, ferire o mutilare direttamente, il comandamento del Signore proibisce ogni atto che possa procurare indirettamente tali danni.
Lo stesso dicasi per quelli causati ai beni del prossimo».
«La legge morale proibisce di esporre qualcuno a serio pericolo, senza grave ragione, come pure di rifiutare assistenza a una persona in pericolo».
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Data Ultimo Aggiornamento del Sito: 24/10/2018
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