CATECHESI - PARROCCHIA SANT'ANDREA APOSTOLO

Sant'Andrea Apostolo

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DIO È COME LO ZUCCHERO
 
Dai bambini c’è da imparare, e quanto! La loro fresca intuizione apre piste inesplorate dal cuore. Sì, perché i bambini conoscono immediatamente col cuore, e quanto più il cuore è innocente tanto più vasta sarà la conoscenza che potrà raggiungere. Perciò Gesù prendeva i bambini a paragone, per entrare nel Regno di Dio: “Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 18,3). – I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso (Christian Bobin). Ecco una bella storia con una graziosissima risposta.


Mancavano 5 minuti alle 16. Trenta bambini, tutti della 5a elementare, quel pomeriggio, erano eccezionalmente irrequieti, agitati, emozionati, chiassosi, rumorosi. Alle ore 16 in punto arrivò la maestra per iniziare l’esame scritto di religione.
Immediatamente un silenzio generale piombò nella sala dove erano seduti i bambini in attesa delle domande.
♦ 1a domanda: “Chi mi sa dire con parole sue chi è Dio?”, cominciò a dettare la maestra;
♦ 2a domanda: “Come fate a sapere che Dio esiste, se nessuno l’ha mai visto?”.
Dopo 20 minuti, tutti avevano consegnate le risposte.
La maestra lesse ad una ad una le prime 29; erano più o meno ripetizione di parole dette e ascoltate molte volte: “Dio è nostro Padre, ha fatto la terra, il mare e tutto ciò che esiste”
♦ Le risposte erano esatte, per cui si erano guadagnati la promozione.
Poi chiamò Ernestino, un piccolo vispo bambino biondo, lo fece avvicinare al suo tavolo e gli consegnò il suo foglietto, dicendogli di leggerlo ad alta voce davanti a tutti i suoi compagni.
Ernestino, temendo una pesante umiliazione davanti a tutta la classe, con la conseguente bocciatura, cominciò a piangere. La maestra lo rassicurò e lo incoraggiò.
Singhiozzando Ernestino lesse: “Dio è come lo zucchero che la mamma ogni mattina scioglie nel latte per prepararmi la colazione. Io non vedo lo zucchero nella tazza, ma se la mamma non lo mette, ne sento subito la mancanza. Ecco, Dio è così, anche se non lo vediamo. Se lui non c’è la nostra vita è amara, è senza gusto”.
♦ Un applauso forte riempì l’aula e la maestra ringraziò Ernestino per la risposta così originale, semplice e vera. Poi la maestra completò: “Vedete bambini, ciò che ci fa saggi non è il sapere molte cose, ma l’essere convinti che Dio fa parte della nostra vita”.
Non dimenticare mai di mettere questo “zucchero” nella tua vita!
IL PRETE E I MILLE "SE" DELLA GENTE

Il prete e la sua gente: una storia piena di "se...se....se.."
Se sta da solo in Chiesa: "si chiude nel suo intimismo".
Se esce: "va sempre in giro, e non si trova mai".
Se qualche volta accetta di andare al bar: "è uomo di mondo".
Se non accetta: "vive isolato".
Se si ferma in strada a parlare con la gente:  "è pettegolo".
Se non si ferma: "è scostante".
Se parla con le vecchiette: "perde il tempo".
Se dialoga con le giovani: "è un donnaiolo".
Se sta insieme e gioca con i ragazzi:  "forse è di tendenze equivoche".
Se non li frequenta: "trascura di compiere il suo principale dovere".
Se accoglie in casa certe persone: "è imprudente".
Se non le accoglie: "non si comporta da cristiano sensibile".
Se in chiesa afferma verità scottanti: "fa politica".
Se tace : "è menefreghista".
Se predica un minuto in più diventa: "interminabile".
Se parla o predica poco: "non ha autorità" o "è impreparato".
Se si occupa dei malati: "dimentica i sani".
Se accetta inviti a pranzo o a cena: "è un mangione e un beone".
Se rifiuta: "non sa vivere in società".
Se organizza incontri e riunioni: "sta sempre a scocciare".
Se tace e ascolta: "si lascia sopraffare da quelli che comandano".
Se cerca di fare qualche aggiornamento: "butta via tutto quello che c'è da conservare".
Se ritiene valide alcune tradizioni: "non capisce i tempi attuali".
Se è d'accordo con il vescovo: "si lascia strumentalizzare e non ha personalità".
Se non condivide tutto quello che il vescovo propone: "è fuori della Chiesa".
Se chiede la collaborazione dei fedeli: "è lui che non vuol far niente".
Se agisce da solo: "non lascia spazio agli altri".
Se si occupa degli immigrati (o extracomunitari): "è imprudente".
Se non si interessa: "è un grande egoista che non vuole rogne".
Se organizza gite, pellegrinaggi: "pensa solo a far soldi".
Se non organizza: "è indolente e non ha iniziative".
Se fa il bollettino parrocchiale: "spreca tempo e soldi".
Se non lo fa: "non informa i fedeli sulle attività della parrocchia".
Se si ferma a casa: "non è mai reperibile in ufficio".
Se inizia la santa Messa in orario: "il suo orologio è sempre avanti".
Se comincia un attimo dopo: "fa quello che vuole e non rispetta gli altri".
Se a tutti ricorda e sottolinea il dovere della partecipazione
e della solidarietà: "è sempre arrabbiato e nervoso; e, in ogni occasione, bussa a quattrini".
Se indossa la veste talare: "è un sorpassato".
Se veste da borghese: "nasconde la sua identità".
   
Se... se... se...

Signore, dimmi tu: ma come dovrebbe essere il prete?
"Un innamorato di Dio".
E non dovrebbe dimenticare che: "il discepolo non è da più del maestro,
né un apostolo è più grande di chi l'ha mandato...".
Se hanno perseguitato Me perseguiteranno anche voi.
Se hanno osservato la Mia Parola, osserveranno anche la vostra" (Gv 15).
"Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo" (Mt 28).
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21 settembre 2019: 50° del Parroco
A PROPOSITO DEL BATTESIMO
IL BATTESIMO: PREPARAZIONE, CELEBRAZIONE, PASTORALE
 
Nota del Consiglio episcopale della Diocesi di Roma, dell'1 luglio 1997.
 
Queste linee normative dal Consiglio Episcopale sono emanate per l'intera diocesi di Roma e intendono promuovere un itinerario comune nella pastorale battesimale al fine di armonizzare e osservare i requisiti stabiliti dal Sinodo pastorale.
 
1-   Mediante il Battesimo, gli uomini sono resi partecipi del mistero pasquale di Cristo, con lui morti, sepolti e risuscitati, ricevono lo Spirito di figli adottivi che li fa esclamare "Abbà, Padre" (Rm 8,15), diventano membra della Chiesa e diventano quei veri adoratori che il Padre ricerca (SC 5-6).
2-  I bambini vengono battezzati nella fede che professano i loro genitori e nella fede della Chiesa che ne è madre e nutrice. I genitori sono i primi responsabili della scelta di battezzare i propri figli. La Chiesa condivide con loro la scelta e se ne fa carico.
 
La responsabilità dell'intera comunità cristiana deve pertanto esprimersi in vari modi:
 
2.1- Nell'inserire la pastorale del Battesimo dentro l'alveo portante della pastorale familiare, avviata nella parrocchia secondo le indicazioni sinodali (Parte III, cap 1 del Libro del Sinodo);
2.2- Nell'avvicinare la coppia di sposi e particolarmente la gestante, mediante i catechisti, o là dove esistono i referenti di palazzo o di zona, ancora prima della eventuale richiesta del Battesimo, facendo sentire vicina la fraternità e l'amore della comunità cristiana;
2.3- Nell'accogliere con gioia e grande amicizia la domanda dei genitori accompagnandola anche con segni e gesti concreti di ascolto, di dialogo sereno e disponibile alle esigenze della famiglia, di offerta di ogni possibile sostegno alle loro necessità (ad es. offrendo anche i locali parrocchiali per festeggiare l'evento).
Tale accoglienza potrà avere anche un suo momento liturgico mediante la presentazione delle famiglie dei battezzati durante la celebrazione Eucaristica di una delle Domeniche che precedono la celebrazione del Battesimo.
Ma è soprattutto importante che la comunità partecipi alla celebrazione del rito, manifestando così la sua maternità verso i bambini e il suo vivo sostegno di preghiera e di responsabilità verso i genitori.
La Domenica in cui si celebrano i Battesimi, i bambini e le loro famiglie siano ricordati nella preghiera dei fedeli delle Sante Messe;
2.4- Nel predisporre un preciso itinerario di preparazione al Battesimo con un minimo di tre incontri: due si svolgono possibilmente a casa negli orari e momenti più consoni alle esigenze della famiglia stessa, da parte di un gruppo di catechisti (sacerdoti, diaconi permanenti, religiosi/e, laici, in particolare coppie di sposi) adeguatamente preparati; il terzo in parrocchia con eventuali altre coppie e possibilmente i padrini, per una catechesi sul rito.
Il numero degli incontri va commisurato anche alla situazione degli sposi sotto il profilo religioso e morale. Comunque non è mai tassativo e deve tenere conto delle necessità ed esigenze di una coppia impegnata nelle prime settimane di vita del bambino.
I contenuti da sviluppare in questi incontri siano tratti dal Catechismo dei bambini della CEI "Lasciate che i bambini vengano a me" e dai Praenotanda del rito liturgico.
L'itinerario di preparazione sia armonizzato con le altre parrocchie della prefettura e il suo prospetto sia presentato al Vescovo ausiliare.
2.5-    nell'accompagnare il dopo sacramento con una pastorale familiare impostata con cura da una apposita equipe di catechisti.
Il fine è quello di aiutare i genitori a far sì che l'ambiente familiare diventi sempre più aperto alla fede e all'amore e a scoprire i segni della presenza del Signore nella vita del bambino per accompagnare la crescita spirituale;
Le famiglie che hanno celebrato il Battesimo durante l'anno siano opportunamente riconvocate l'anno successivo per un momento di incontro e festa insieme (es. nella festa del Battesimo di Gesù o in quella della famiglia o in altra occasione). Si promuovano gruppi di giovani famiglie che camminano nella fede e nella fraternità, approfondendo insieme i contenuti del Catechismo dei bambini e le vie per una educazione cristiana dei piccoli.
Si educhino i fedeli a celebrare in famiglia l'anniversario del proprio Battesimo offrendo loro anche semplici indicazioni e sussidi pastorali al riguardo.
Le famiglie cristiane siano impegnate in questa opera di assistenza umana e spirituale delle giovani famiglie.
2.6- Ogni richiesta di Battesimo interpella la fede e la testimonianza della comunità
cristiana, ne manifesta le capacità di accoglienza anche delle persone che vivono ai suoi
margini o sono estranee alla sua vita. è dunque un momento delicato, soprattutto per i sacerdoti e catechisti, e va vissuto in spirito di servizio e con l'atteggiamento del Buon Pastore, non prendendo mai decisioni affrettate, ma sapendo guardare negli occhi e nel cuore le persone per discernere, al di là di parole o comportamenti, a volte non rispondenti alle norme prescritte; il lucignolo fumigante che non va spento, ma aiutato con gradualità e pazienza, a raggiungere la sua piena luce.
  
Battesimo e parrocchia
    
3- Il Battesimo deve essere preparato e di norma celebrato nella parrocchia territoriale dove abita la famiglia.
Non è lecito, salvo dispensa dell'Ordinario, celebrare il Battesimo in clinica, in case private, in cappelle, oratori, chiese anche aperte al pubblico che non siano parrocchie.
I parroci esortino con amorevolezza e pazienza i genitori a scegliere per il Battesimo la parrocchia dove risiedono. A chi per giusta causa, chiede di celebrarlo in altre parrocchie, si richieda comunque la dovuta preparazione rilasciandone poi l'attestato.
Si ricordi che il sacerdote che celebra il Battesimo è responsabile della preparazione (o della sua documentata attestazione) dei genitori.
“Eccetto il caso di necessità, a nessuno è consentito senza la dovuta licenza, conferire il Battesimo nel territorio altrui neppure ai propri sudditi” (can 862).
II parroco del luogo dove si celebra il Battesimo curi con attenzione la registrazione, nel Libro dei Battesimi, dell'avvenuta celebrazione e se il bambino non è della sua parrocchia, ne dia, anche tramite i genitori, comunicazione scritta al parroco di residenza della famiglia stessa.

I genitori primi responsabili
 
4- I genitori sono i primi responsabili della educazione cristiana dei figli. Loro dovere è quello di richiedere il Battesimo, al più presto, dopo la nascita e comunque entro le prime settimane (can 867).
Il parroco, si premurerà di verificare se ci sono le condizioni per battezzare lecitamente il bambino e concorderà con i genitori le date e gli orari degli incontri di preparazione previsti.
4.1 Il can 868 pone in chiara evidenza le condizioni per il battesimo:
- Che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, consenta al Battesimo.
- Che vi sia fondata speranza che il bambino sarà educato nella religione cattolica.
- Il bambino di genitori cattolici o non cattolici in pericolo di morte è battezzato lecitamente anche contro la volontà dei genitori.
4.2- Nel caso che a richiedere il Battesimo per i loro figli siano genitori che vivono situazioni matrimoniali irregolari davanti alla Chiesa o manifestano difficoltà di fede, si valuti con prudenza e pedagogia pastorale, se vi sia la fondata speranza che il bambino potrà essere educato cristianamente.
Si ricordi che i bambini sono battezzati nella fede della chiesa, fede che può vivere anche nei genitori separati, conviventi, divorziati risposati...
Nel caso si nutrano forti e motivati dubbi che non ci sia fondata speranza che almeno uno dei due genitori, possa educare il figlio nella religione cattolica, si valorizzi il ruolo del padrino o della madrina o di un parente prossimo o di una persona qualificata della comunità che si fa garante, con il consenso dei genitori, di tale impegno. (DPFn 22ss) Quando anche tali possibilità vengano meno, si potrà differire il Battesimo, offrendo ai genitori concrete vie di accompagnamento pastorale, in spirito di accoglienza e di amicizia, per prepararsi alla celebrazione, con maggiore serietà e ponderatezza.
In tale caso tuttavia, prima di comunicarlo ai genitori, il parroco, sottoporrà il caso al Vescovo e ne accoglierà le disposizioni.
I genitori conviventi, sposati solo civilmente, ai quali nulla impedisce di regolarizzare la loro unione, siano aiutati a riconoscere la loro posizione e a intraprendere anche dopo la celebrazione del Battesimo, un cammino che li conduca, con scelta libera e motivata, a tale regolarizzazione.
5- Ogni battezzato può avere solo un padrino o una madrina oppure anche entrambi.
II padrino e la madrina del Battesimo devono aver compiuto i sedici anni, essere cattolici e aver ricevuto i sacramenti del Battesimo e della Cresima. Inoltre occorre conducano una vita conforme alla fede e all'incarico che assumono (cfr Can 874). Pertanto i conviventi, i divorziati (a meno che abbiano dovuto accettare o subire il divorzio, da loro non voluto), divorziati risposati, gli sposati solo civilmente, non possono essere ammessi a fare da padrini.
La dichiarazione che il padrino e la madrina sono chiamati a sottoscrivere, in coscienza, sia preceduta da un serio e disteso incontro con il parroco o il catechista, in modo da far comprendere loro il significato spirituale dell'incarico e gli obblighi che ne conseguono.
Si invitino i genitori a scegliere i padrini con oculatezza pensando innanzitutto al bene spirituale del bambino.
 
La celebrazione del Battesimo
 
6- Anche se il Battesimo può essere celebrato in qualsiasi giorno, si raccomanda tuttavia che ordinariamente venga celebrato la Domenica, per manifestare così il carattere pasquale del sacramento e l'accoglienza della comunità.
La celebrazione del Battesimo non manchi, se possibile nella Veglia pasquale. È opportuno anche celebrare il Battesimo durante la Messa domenicale, purché non avvenga troppo di frequente, a scapito dell'identità stessa delle singole celebrazioni.
Si privilegi inoltre la celebrazione comunitaria.
Non si celebri due volte il sacramento nella medesima chiesa e nello stesso giorno se non per giusta causa.
6.1- La celebrazione sia gioiosa e dignitosa e sia fedele alla dinamica propria del Rito liturgico, pur con i possibili adattamenti. I gesti, le preghiere, i segni siano veri e manifestino con chiarezza ciò che esprimono. Il rito sia accompagnato da sobrie monizioni che permettano ai partecipanti di comprendere via via il significato dei vari
passaggi e momenti.
È è opportuno che durante la preparazione con i genitori e i padrini si affronti anche il discorso dei fotografi e cineoperatori in modo che ogni eventuale intervento durante la celebrazione sia discreto, non invadente e non disturbi il raccoglimento dell'assemblea e la preghiera.
6.2- La celebrazione del Battesimo non comporta alcun compenso. Si invitino comunque i genitori a ricordarsi dei poveri, secondo le modalità che riterranno più opportuno.
 
Il  Battesimo dei fanciulli fino ai 14 anni
 
7- Per quei fanciulli che non avessero ricevuto il Battesimo da piccoli ci si attenga alle disposizioni che prevedono il loro inserimento negli itinerari di preparazione dei sacramenti della Iniziazione Cristiana. Si potrà opportunamente accompagnarli anche con qualche catechista appositamente scelto che completi il loro cammino di iniziazione (particolarmente per i ragazzi nell'età della preadolescenza).Dopo i 14 anni è obbligo fare un itinerario di catecumenato specifico per loro.
 
Il  Battesimo dei giovani e degli adulti
 
8- Per i giovani e adulti che richiedono il Battesimo è prevista una preparazione che segua le norme stabilite dalla Diocesi per il catecumenato (Si prenda contatto previo con il proprio Parroco).
 
Le fonti di riferimento:
 
CIC, Cann. 867 - 868 - 869 - 870 - 872 - 874
 
I    Praenotanda del Rito
II Sinodo, prop. 21
Il  Direttorio di Pastorale Familiare (DPF), n. 26ss CEI - L'iniziazione cristiana
1. orientamenti per il Catecumenato degli adulti
2.  orientamenti per l'iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni.

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Data Ultimo Aggiornamento del Sito: 24/06/2021
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