Parrocchia S. Andrea Apostolo - Santa Maria Capua Vetere

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«O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
O Dio d’amore, mostraci il nostro posto 
in questo mondo
come strumenti del tuo affetto 
per tutti gli esseri di questa terra».
O Dio di misericordia, 
concedici di ricevere il tuo perdono
e di trasmettere la tua misericordia 
in tutta la nostra casa comune.  
Laudato si’. Amen.
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA FRANCESCO
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA 
PER LA CURA DEL CREATO
1 SETTEMBRE 2016
 
Usiamo misericordia verso la nostra casa comune
 
In unione con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l’adesione di altre Chiese e Comunità cristiane, la Chiesa Cattolica celebra oggi l’annuale “Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato”. La ricorrenza intende offrire «ai singoli credenti ed alle comunità la preziosa opportunità di rinnovare la personale adesione alla propria vocazione di custodi del creato, elevando a Dio il ringraziamento per l’opera meravigliosa che Egli ha affidato alla nostra cura, invocando il suo aiuto per la protezione del creato e la sua misericordia per i peccati commessi contro il mondo in cui viviamo».[1]
È molto incoraggiante che la preoccupazione per il futuro del nostro pianeta sia condivisa dalle Chiese e dalle Comunità cristiane insieme ad altre religioni. Infatti, negli ultimi anni, molte iniziative sono state intraprese da autorità religiose e organizzazioni per sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica circa i pericoli dello sfruttamento irresponsabile del pianeta. Vorrei qui menzionare il Patriarca Bartolomeo e il suo predecessore Dimitrios, che per molti anni si sono pronunciati costantemente contro il peccato di procurare danni al creato, attirando l’attenzione sulla crisi morale e spirituale che sta alla base dei problemi ambientali e del degrado. Rispondendo alla crescente attenzione per l’integrità del creato, la Terza Assemblea Ecumenica Europea (Sibiu, 2007) proponeva di celebrare un “Tempo per il Creato” della durata di cinque settimane tra il 1° settembre (memoria ortodossa della divina creazione) e il 4 ottobre (memoria di Francesco di Assisi nella Chiesa Cattolica e in alcune altre tradizioni occidentali). Da quel momento tale iniziativa, con l’appoggio del Consiglio Mondiale delle Chiese, ha ispirato molte attività ecumeniche in diverse parti del mondo. Dev’essere pure motivo di gioia il fatto che in tutto il mondo iniziative simili, che promuovono la giustizia ambientale, la sollecitudine verso i poveri e l’impegno responsabile nei confronti della società, stanno facendo incontrare persone, soprattutto giovani, di diversi contesti religiosi. Cristiani e non, persone di fede e di buona volontà, dobbiamo essere uniti nel dimostrare misericordia verso la nostra casa comune – la terra – e valorizzare pienamente il mondo in cui viviamo come luogo di condivisione e di comunione.
1. La terra grida...
Con questo Messaggio, rinnovo il dialogo con ogni persona che abita questo pianeta riguardo alle sofferenze che affliggono i poveri e la devastazione dell’ambiente. Dio ci ha fatto dono di un giardino rigoglioso, ma lo stiamo trasformando in una distesa inquinata di «macerie, deserti e sporcizia» (Enc. Laudato si’, 161). Non possiamo arrenderci o essere indifferenti alla perdita della biodiversità e alla distruzione degli ecosistemi, spesso provocate dai nostri comportamenti irresponsabili ed egoistici. «Per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio. Non ne abbiamo il diritto» (ibid., 33).
Il pianeta continua a riscaldarsi, in parte a causa dell’attività umana: il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato e probabilmente il 2016 lo sarà ancora di più. Questo provoca siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici estremi sempre più gravi. I cambiamenti climatici contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati. I poveri del mondo, che pure sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti.
Come l’ecologia integrale mette in evidenza, gli esseri umani sono profondamente legati gli uni agli altri e al creato nella sua interezza. Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli esseri umani. Allo stesso tempo, ogni creatura ha il proprio valore intrinseco che deve essere rispettato. Ascoltiamo «tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (ibid., 49), e cerchiamo di comprendere attentamente come poter assicurare una risposta adeguata e tempestiva.
2. …perché abbiamo peccato
Dio ci ha donato la terra per coltivarla e custodirla (cfr Gen 2,15) con rispetto ed equilibrio. Coltivarla “troppo” – cioè sfruttandola in maniera miope ed egoistica –, e  custodirla poco è peccato.
Con coraggio il caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo ha ripetutamente e profeticamente messo in luce i nostri peccati contro il creato: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati». Infatti, «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».[2]
Di fronte a quello che sta accadendo alla nostra casa, possa il Giubileo della Misericordia richiamare i fedeli cristiani «a una profonda conversione interiore» (Enc. Laudato si’, 217), sostenuta in modo particolare dal sacramento della Penitenza. In questo Anno Giubilare, impariamo a cercare la misericordia di Dio per i peccati contro il creato che finora non abbiamo saputo riconoscere e confessare; e impegniamoci a compiere passi concreti sulla strada della conversione ecologica, che richiede una chiara presa di coscienza della nostra responsabilità nei confronti di noi stessi, del prossimo, del creato e del Creatore (cfr ibid., 10; 229).
3. Esame di coscienza e pentimento
Il primo passo in tale cammino è sempre un esame di coscienza, che «implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi […]. Implica pure l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri» (ibid., 220).
A questo Padre pieno di misericordia e di bontà, che attende il ritorno di ognuno dei suoi figli, possiamo rivolgerci riconoscendo i nostri peccati verso il creato, i poveri e le future generazioni. «Nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente».[3] Questo è il primo passo sulla via della conversione.
Nel 2000, anch’esso un Anno Giubilare, il mio predecessore san Giovanni Paolo II ha invitato i cattolici a fare ammenda per l’intolleranza religiosa passata e presente, così come per le ingiustizie commesse verso gli ebrei, le donne, i popoli indigeni, gli immigrati, i poveri e i nascituri. In questo Giubileo Straordinario della Misericordia invito ciascuno a fare altrettanto. Come singoli, ormai assuefatti a stili di vita indotti sia da una malintesa cultura del benessere sia da un «desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno» (ibid., 123), e come partecipi di un sistema «che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura»,[4] pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune.
Dopo un serio esame di coscienza e abitati da tale pentimento, possiamo confessare i nostri peccati contro il Creatore, contro il creato, contro i nostri fratelli e le nostre sorelle. «Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci fa vedere il confessionale come un luogo in cui la verità ci rende liberi per un incontro».[5] Sappiamo che «Dio è più grande del nostro peccato»,[6] di tutti i peccati, compresi quelli contro la creazione. Li confessiamo perché siamo pentiti e vogliamo cambiare. E la grazia misericordiosa di Dio che riceviamo nel Sacramento ci aiuterà a farlo.
4. Cambiare rotta
L’esame di coscienza, il pentimento e la confessione al Padre ricco di misericordia conducono a un fermo proposito di cambiare vita. E questo deve tradursi in atteggiamenti e comportamenti concreti più rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un medesimo veicolo tra più persone, e così via (cfr Enc. Laudato si’, 211). Non dobbiamo credere che questi sforzi siano troppo piccoli per migliorare il mondo. Tali azioni «provocano in seno a questa terra un bene che tende sempre a diffondersi, a volte invisibilmente» (ibid., 212) e incoraggiano «uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo» (ibid., 222).
Ugualmente il proposito di cambiare vita deve attraversare il modo in cui contribuiamo a costruire la cultura e la società di cui siamo parte: infatti «la cura per la natura è parte di uno stile di vita che implica capacità di vivere insieme e di comunione» (ibid., 228). L’economia e la politica, la società e la cultura non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale. Esse devono invece essere urgentemente riorientate verso il bene comune, che comprende la sostenibilità e la cura del creato.
Un caso concreto è quello del “debito ecologico” tra il Nord e il Sud del mondo (cfr ibid., 51-52). La sua restituzione richiederebbe di prendersi cura dell’ambiente dei Paesi più poveri, fornendo loro risorse finanziarie e assistenza tecnica che li aiutino a gestire le conseguenze dei cambiamenti climatici e a promuovere lo sviluppo sostenibile.
La protezione della casa comune richiede un crescente consenso politico. In tal senso, è motivo di soddisfazione che a settembre 2015 i Paesi del mondo abbiano adottato gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, e che, a dicembre 2015, abbiano approvato l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, che si pone l’impegnativo ma fondamentale obiettivo di contenere l’aumento della temperatura globale. Ora i Governi hanno il dovere di rispettare gli impegni che si sono assunti, mentre le imprese devono fare responsabilmente la loro parte, e tocca ai cittadini esigere che questo avvenga, anzi che si miri a obiettivi sempre più ambiziosi.
Cambiare rotta quindi consiste nel «rispettare scrupolosamente il comandamento originario di preservare il creato da ogni male, sia per il nostro bene sia per il bene degli altri esseri umani».[7] Una domanda può aiutarci a non perdere di vista l’obiettivo: «Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?» (Enc. Laudato si’, 160).
5. Una nuova opera di misericordia
«Niente unisce maggiormente con Dio che un atto di misericordia – sia che si tratti della misericordia con la quale il Signore ci perdona i nostri peccati, sia che si tratti della grazia che ci dà per praticare le opere di misericordia in suo nome».[8]
Parafrasando san Giacomo, «la misericordia senza le opere è morta in sé stessa. […] A causa dei mutamenti del nostro mondo globalizzato, alcune povertà materiali e spirituali si sono moltiplicate: diamo quindi spazio alla fantasia della carità per individuare nuove modalità operative. In questo modo la via della misericordia diventerà sempre più concreta».[9]
La vita cristiana include la pratica delle tradizionali opere di misericordia corporali e spirituali.[10] «Di solito pensiamo alle opere di misericordia ad una ad una, e in quanto legate ad un’opera: ospedali per i malati, mense per quelli che hanno fame, ostelli per quelli che sono per la strada, scuole per quelli che hanno bisogno di istruzione, il confessionale e la direzione spirituale per chi necessita di consiglio e di perdono… Ma se le guardiamo insieme, il messaggio è che l’oggetto della misericordia è la vita umana stessa nella sua totalità».[11]
Ovviamente la vita umana stessa nella sua totalità comprende la cura della casa comune. Quindi, mi permetto di proporre un complemento ai due tradizionali elenchi di sette opere di misericordia, aggiungendo a ciascuno la cura della casa comune.
Come opera di misericordia spirituale, la cura della casa comune richiede «la contemplazione riconoscente del mondo» (Enc. Laudato si’, 214) che «ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare» (ibid., 85). Come opera di misericordia corporale, la cura della casa comune richiede i «semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo […] e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore» (ibid., 230-231).
6. In conclusione, preghiamo
Nonostante i nostri peccati e le spaventose sfide che abbiamo di fronte, non smarriamo mai la speranza: «Il Creatore non ci abbandona, non fa mai marcia indietro nel suo progetto di amore, non si pente di averci creato [...] perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade» (ibid., 13; 245). In particolare il 1° settembre, e poi per tutto il resto dell’anno, preghiamo:
«O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi. […]
O Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo
come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra» (ibid., 246).
O Dio di misericordia, concedici di ricevere il tuo perdono
e di trasmettere la tua misericordia in tutta la nostra casa comune.
Laudato si’. Amen.
 
 

[1] Lettera per l'istituzione della “Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato”, 6 agosto 2015.
[2] Discorso a Santa Barbara, California (8 novembre 1997).
[3] Bartolomeo I, Messaggio per la Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato (1 settembre 2012).
[4] Discorso, II Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, Santa Cruz de la Sierra (Bolivia), 9 luglio 2015.
[5] Terza meditazione, Ritiro Spirituale in occasione del Giubileo dei Sacerdoti, Basilica di San Paolo fuori le Mura, 2 giugno 2016.
[6] Udienza, 30 marzo 2016.
[7] Bartolomeo I, Messaggio per la Giornata di preghiera per la salvaguardia del creato (1° settembre 1997).
[8] Prima Meditazione, Ritiro Spirituale in occasione del Giubileo dei Sacerdoti, Basilica di San Giovanni in Laterano, 2 giugno 2016.
[9] Udienza, 30 giugno 2016.
[10] Quelle corporali sono: dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti. Quelle spirituali sono: consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti.
[11] Terza meditazione, Ritiro Spirituale in occasione del Giubileo dei Sacerdoti, Basilica di San Paolo fuori le Mura, 2 giugno 2016.
CRACOVIA 2016
    
La Giornata Mondiale della Gioventù si svolgerà a Cracovia, una bellissima città della Polonia, carica di storia e spiritualità.

La GMG 2016 di Cracovia avrà luogo dal 26 al 31 luglio 2016 e come annunciato da Papa Francesco a Rio de Janeiro, avrà come motto: 
“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7).

Il programma della GMG 2016 di Cracovia
        • martedì 26 luglio
pomeriggio
Apertura del Centro delle Vocazioni e inizio del Festival della Gioventù.
sera
Cerimonia di apertura con la Santa Messa presso Blonia.
        • mercoledì 27 luglio
mattina
Catechesi con i Vescovi, Catechesi Itineranti.
pomeriggio
Centro delle Vocazioni, Festival della Gioventù.
sera
Festival della Gioventù.
        • giovedì 28 luglio
mattina
Catechesi con i Vescovi, Catechesi Itineranti.
pomeriggio
Centro delle Vocazioni, Festival della Gioventù.
sera
17.30 Cerimonia di accoglienza del Santo Padre presso Blonia.
        • venerdì 29 luglio
mattina
Catechesi con i Vescovi, Catechesi Itineranti.
pomeriggio
Centro delle Vocazioni, Festival della Gioventù.
sera
Via Crucis presso Blonia.
        • sabato 30 luglio
mattina e pomeriggio
Pellegrinaggio verso Brzegi (Wieliczka) fino al Campus Misericordiae, il luogo della Veglia.
sera
19.30 Veglia con il Santo Padre (sarà creata un’area adibita alla veglia dove i gruppi resteranno tutta la notte. Per accedere a quest’area – settore F – è consigliata la registrazione sul sito del comitato www.krakow2016.com)
        • domenica 31 luglio
mattina
10.00 Cerimonia finale con Santa Messa al Campus Misericordiae.
pomeriggio
17.00 Incontro dei Volontari con il Santo Padre presso Tauron Arena
La sera del 26 luglio si terrà la Cerimonia d’apertura della GMG 2016 presieduta dal Cardinale Stanislaw Dziwisz con la celebrazione della Santa Messa. Sarà un’occasione per presentare il Paese ospitante, la Polonia. Nella serata di giovedì 28 nell’ampio prato Blonia nel centro di Cracovia è prevista la Cerimonia di accoglienza per il Santo Padre e venerdì 29 sera la Via Crucis.
La mattina di sabato 30 luglio inizierà il cammino verso Brzegi (Wieliczka), una cittadina poco distante da Cracovia, per il pellegrinaggio verso Campus Misericordiae, il luogo della Veglia che si svolgerà la sera stessa.
Domenica mattina, 31 luglio, sempre al Campus Misericordiae ci saluteremo con la Messa finale, che chiuderà la Giornata Mondiale della Gioventù 2016 a Cracovia.
La settimana che precede la GMG 2016 a Cracovia sono previste Le Giornate nelle Diocesi, dal 20 al 25 luglio 2016. Sarà possibile partecipare alle Giornate nelle Diocesi nelle seguenti città polacche:
Stettino, Kozalin-Kolobrzeg, Pelplin, Danzica, Elblag, Olsztyn, Elk, Bialystok, Lomza, Plock, Torun, Bydgoscz, Zielona Gora, Poznan, Gniezno, Wloclawek, Drohiczyn, Legnica, Breslavia, Kalisz, Lodz, Lowicz, Varsavia, Sidlce, Swidnica, Opole, Czestochowa, Radom, Lublin, Gliwice, Katowice,Sosnowiec, Kielce, Sandomierz, Zamosc, Bielsko-Zywiec, Cracovia, Tarnow, Rzeszow, Przemysl. 
 
8 dicembre 2015 
20 novembre 2016
giubileo della misericordia


Se amiamo Dio, non siamo più soli nel dolore 

BENVENUTI NEL SITO DELLA PARROCCHIA DI S. ANDREA APOSTOLO 
IN S. MARIA C. V. (Ce) - ARCIDIOCESI DI CAPUA
25 APRILE 2016
 
GIORNATA DI PREPARAZIONE ALLA PRIMA COMUNIONE E CONFESSIONI (VEDI FOTO)
SINTESI DEL MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA 53 GIORNATA MONDIALE DELLE VOCAZIONI
 
«La vocazione è come un tesoro nascosto in un campo» che va curato e accudito da tutta la comunità. Lo dice Papa Francesco nel messaggio per la 53ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni che si celebra domenica 17 aprile 2016: consacrerà i novelli sacerdoti della diocesi di Roma.
L’Annuario pontificio 2016 e l’Annuario statistico della Chiesa parlano chiaro: i sacerdoti erano 406mila nel 2005, sono 415mila nel 2014, grazie all’incremento dell’Africa e dell’Asia. In Europa e nell’America del Nord c’è un calo costante dei sacerdoti e c’è un crollo delle vocazioni femminili. Calano le vocazioni e le ordinazioni sacerdotali; il clero invecchia: la media italiana è di quasi 70 anni.
La crisi investe tutto l’Occidente. Il declino è costante, in alcuni casi drammatico. In Italia i sacerdoti diocesani sono scesi da 34.376 del 2002 a 32.619 nel 2012 (-1.757); i sacerdoti religiosi sono precipitati da 18.501l del 2002 a 15.672l nel 2012 (-2.829); le ordinazioni da 502 del 2002 a 376 del 2012 (-126); le Congregazioni hanno perso 21.744 suore: da 108.175 nel 2002 a 86.431 nel 2012.
Peggio la Spagna: sacerdoti diocesani da 18.094 nel 2002 a 16.335 del 2012 (-1.759); sacerdoti religiosi da 8.853 nel 2002 a 7.689 nel 2012 (-1.164); suore da 57.510 nel 2002 a 46.692 nel 2012 (-10.548). Ancora peggio la Francia: diocesani da 17.935 a 13.562 (-4.373); religiosi da 5.597 a 4.645 (-952); religiose da 44.767 a 32.040 (-12.727). Negli Stati Uniti non va meglio: diocesani da 31.115 a 28.679 (-2.436); religiosi da 16.476 a 12.876 (-3.600); religiose da 73.704 a 53.205 (-20.499).
Il cuore della crisi è in Occidente, quella parte di mondo che per venti secoli ha dato linfa vitale all’espansione del Cristianesimo e che e oggi vede diminuire il numero dei credenti, dei praticanti, dei matrimoni religiosi, dei battesimi, delle vocazioni, degli studenti che frequentano l’ora di religione. Numeri impietosi. L’emorragia dei preti diocesani rallenta di poco negli ultimi anni ma per la vita religiosa, maschile e femminile, è un vero e proprio crollo inarrestabile: Seminari e noviziati si svuotano e in Paesi tradizionalmente cattolici come l’Irlanda nel 2012 ci sono stati 12 nuovi preti. A Vienna, capitale dell’Austria, i cattolici sono calati dal 78 per cento della popolazione nel 1971 al 41 per cento nel 2011.
Le cause? L’avanzata galoppante della secolarizzazione; la caduta verticale della natalità in molti Paesi occidentali; gli scandali in Vaticano; i criminali abusi sessuali dei preti pedofili sui minori; il mutamento della società e dalla cultura; l’identità sbiadita e incerta del sacerdote, relegato dalla cultura e dai media in una funzione solo liturgica; la questione femminile che, al di là delle dichiarazioni d’intenti, è sostanzialmente inevasa nella Chiesa: la marginalità delle religiose è un fatto concreto e irrisolto. A ben guardare poi il Concilio Vaticano II (1962-1965) ha messo in grande risalto la figura del vescovo, lasciando in ombra il sacerdote e il/la religioso/a.
La presenza bimillenaria del Papa e del Soglio pontificio a Roma è certamente una risorsa. Ma gli italiani non vanno al di là di una generica e superficiale simpatia per Papa Francesco – che gode di ottima stampa – mentre i media continuano a confondere il Vaticano e la Chiesa italiana, la Santa Sede e la Cei. Ci sono differenze geografiche evidenti: le cose vanno male al Nord, più in Piemonte-Liguria che in Lombardia-Triveneto; vanno molto male nel Centro Italia; vanno così così al Sud. «L’allarme è reale e rispecchia una situazione che noi viviamo» spiega mons. Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale delle vocazioni: «Pesa soprattutto la fatica della scelta definitiva che rimane sempre un problema esistenziale e culturale». In sostanza spaventa molto i giovani il «per sempre» del sacerdozio, della vita religiosa, del matrimonio.
Papa Francesco ribadisce spesso: basta con i preti funzionari o clericali. «Ascoltare, accompagnare, vivere in mezzo ai fedeli, sentire il profumo del gregge» stanno diventando le parole d’ordine per la Chiesa italiana. La Cei pensa di ridimensionare i compiti amministrativi e manageriali che pesano sui sacerdoti. Si pensi solo al carico burocratico ed economico che comportano gli sterminati «beni artistici, architettonici e culturali» delle chiese e alle parrocchie, da conservare e restaurare. Sempre più se ne faranno carico ai laici. La «formazione permanente dei sacerdoti» è il tema centrale della 69ª assemblea della Cei (16-19 maggio 2016).
Sempre più numerose parrocchie saranno senza preti e le Conferenze episcopali regionali corrono ai ripari pubblicando documenti come quello promulgato il 30 novembre 2014 dalla Conferenza episcopale piemontese: «Liturgia festiva della Parola di Dio in assenza di celebrazione eucaristica».
Sembra di capire che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, Francesco intenda individuare delle eccezioni all’obbligo al celibato. Si tratterebbe di ammettere il doppio canale di ingresso al sacerdozio: accanto a quello celibatario anche  quello uxorato. Nel messaggio per la Giornata il Pontefice afferma: «Tutti i fedeli sono chiamati a rendersi consapevoli del dinamismo ecclesiale della vocazione. La maternità della Chiesa si esprime mediante la preghiera perseverante per le vocazioni e con l’azione educativa e di accompagnamento per quanti percepiscono la chiamata di Dio. Lo fa anche mediante un’accurata selezione dei candidati al ministero ordinato e alla vita consacrata». Citando la «Misericordiae vulnus», la bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia, il Pontefice ricorda: «Ogni vocazione nella Chiesa ha origine nello sguardo compassionevole di Gesù. La conversione e la vocazione sono come due facce della stessa medaglia».
IL PAPA ORDINA 11  NUOVI SACERDOTI INT
IN OCCASIONE DELLA 53 GIORNATA MONDIALE DELLE VOCAZIONI
 
ROMA  – Domenica 17 aprile, IV di Pasqua e 53esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, alle 9.15 Papa Francesco celebrerà la Messa nella basilica di San Pietro in Vaticano e conferirà l’ordinazione presbiterale a 11 diaconi. Concelebreranno insieme al Santo Padre il cardinale vicario Agostino Vallini, il vicegerente della diocesi l’arcivescovo Filippo Iannone, i vescovi ausiliari di Roma con il vescovo eletto monsignor Gianrico Ruzza, i superiori dei seminari interessati e i parroci degli ordinandi. Nove si sono formati nei seminari diocesani: quattro nel Collegio Diocesano Missionario “Redemptoris Mater”, tre al Pontificio Seminario Romano Maggiore, uno all’Almo Collegio Capranica e un altro al Seminario della Madonna del Divino Amore. Degli altri due, uno appartiene alla congregazione dei Rogazionisti del Cuore di Gesù- Firas A Kidher, nato nel 1977 a Bagdad (Iraq)- e l’altro alla Confederazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri (Oratoriani)- Marco Pagliaccia, nato nel 1983 a Villanova di Cepagatti (Pescara).
In preparazione alla Giornata mondiale di domenica, venerdì 15 aprile alle 20.30 nella basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale Agostino Vallini presiederà la veglia diocesana di preghiera per le vocazioni. La serata, incentrata sul versetto del Salmo 17 “La tua misericordia mi ha fatto crescere, hai spianato la via ai miei passi”, sarà caratterizzata, oltre che dalla catechesi di don Fabio Rosini, anche dalle testimonianze di alcuni degli ordinandi. Il più giovane dei nove diaconi che eserciteranno il ministero presbiterale nella diocesi di Roma è Andrea Calamita, romano classe 1990, del Pontificio Seminario Romano Maggiore.
Provengono dalla struttura formativa di piazza San Giovanni in Laterano anche Simone Galletti, romano, del 1981, ed Eugenio Francesco Giorno, nato nel 1983 a Cosenza. Ci sono due romani anche tra i quattro diaconi del Collegio Diocesano Missionario “Redemptoris Mater”: Andrea Lamonaca (1972) e Luigi Pozzi (1975); di questo gruppo fanno parte anche Mattia Seu, nato a Milano nel 1984, e il filippino Lopito Migue Lituñasi, nato a Tubigon (Bohol) nel 1974. Infine è calabrese Giuseppe Castelli, dell’Almo Collegio Capranica (Reggio Calabria, 1972), ed è siciliano Alberto Tripodi, nato a Messina nel 1982, del Seminario della Madonna del Divino Amore.
 
CREDO NEL CRISTO TISORTO

MA IO CREDO! 

 

Signore, non ho visto,
come Pietro e Giovanni,
le bende per terra e il sudario
che ricopriva il tuo volto;
ma io credo!
Non ho visto la tua tomba vuota,
ma io credo!
Non ho messo, come Tommaso,
le mie dita nel posto dei chiodi,
né la mia mano nel tuo costato,
ma io credo!
Non ho condiviso il pane con te
nel villaggio di Emmaus,
ma io credo!
Non ho partecipato alla pesca miracolosa
sul lago di Tiberiade,
ma io credo!
Sono contento, Signore,
di non avere visto,
ma io credo!

 
 
ANCHE QUEST'ANNO LA VERGINE MARIA NEL MESE DI MAGGIO FARà VISITA ALLE NOSTRE FAMIGLIE.
 
 
SUORE DI MADRE TERESA IN PREGHIERA SULLA SUA TOMBA
Il Papa: “La morte delle suore nello Yemen svegli le coscienze”
L’uccisione delle quattro Missionarie della Carità nello Yemen «svegli le coscienze, guidi a un cambiamento dei cuori e ispiri tutte le parti a deporre le armi e a intraprendere un cammino di dialogo». È quanto chiede il Papa in un telegramma di cordoglio che il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha indirizzato a suo nome dopo la brutale strage di ieri che ha visto uccise ad Aden quattro religiose dell’ordine di madre Teresa di Calcutta insieme a dodici persone che lavoravano con loro in una struttura che si prende cura degli anziani e dei disabili, i più indifesi nel tormentato Paese della penisola arabica. Dal momento dell’attacco jihadista non si hanno inoltre più notizie del salesiano indiano Thomas Uzhunnalil, l’unico sacerdote cattolico di Aden, che da quando nel settembre scorso la parrocchia locale è stata devastata viveva nel convento delle suore. Si teme che possa essere stato rapito dagli autori del massacro, con ogni probabilità miliziani di al Qaeda.  
BELLISSIMA E TOCCANTE DICHIARAZIONE CHE ZHANH AGOSTINO JIANQUIN, DETENUTO CINESE NEL CARCERE "DUE PALLAZZI" DI PADOVA HA FATTO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO-INERVISTA DI A. TORNIELLI A PAPA FRANCESCO
 


NELLA NOSTRA PARROCCHIA 
IL 10 GENNAIO 2016: 
 CLAUDIA KOLL: TESTIMONE DI FEDE E APOSTOLA DELLA MISERICORDIA DI DIO
se siamo tristi, gioiamo: 
natale é gioia
se abbiamo nemici, riconciliamoci:
natale é pace
se siamo orgogliosi, abbassiamo la testa:
natale é umiltà
se siamo nel peccato, pentiamoci:
natale é grazia 
se nutriamo odio, cancelliamolo:
natale é amore

Un cristiano non può far del male ad un altro cristiano

18 ottobre 2015:

Il Papa canonizza
i genitori di Santa 
Teresa di Lisieux
Esempi di santità familiare, vocazione, fede profonda. 
Sono i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino, Louis e Zélie Martin, nel ritratto tracciato al briefing di stamani nella Sala Stampa della Santa Sede, organizzato dalla Conferenza episcopale francese per illustrare le due figure che saranno canonizzate dal Papa questa domenica, insieme a Vincenzo Grossi e Maria dell’Immacolata Concezione. 
A novant’anni dalla canonizzazione di Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, anche i suoi genitori diventeranno Santi. Esempi concreti di santità familiare come sposi e genitori, Louis e Zélie Martin saranno canonizzati da Papa Francesco nel pieno dello svolgimento del Sinodo dedicato alla famiglia e nella Giornata missionaria mondiale. Vissuti nel 19.mo secolo, entrambi sentirono il desiderio di entrare in monastero, poi la vita li portò ad essere orologiaio e merlettaia. Dalla loro unione nacquero nove figli, ma solo cinque sopravvissero. Tra loro Marie-Françoise Thérèse, poi divenuta Santa Teresa di Lisieux, e Léonie, il cui processo di Beatificazione è stato aperto nel luglio scorso. Ai figli, Louis e Zélie trasmisero l’esemplarità della loro esistenza. 
Ne ha parlato padre Romano Gambalunga, postulatore della Causa di Canonizzazione:
“La famiglia e le relazioni familiari funzionano quando i coniugi prima di tutto vivono il loro incontro e la loro storia d’amore come una vocazione. Si ricevono, cioè, l’uno e l’altro dalle mani di Dio e vivono la loro vita, sapendo che c’è un disegno buono da scoprire insieme. Ci sono dei segni che Dio lascia, che lo Spirito suggerisce, attraverso i quali si può camminare insieme, imparando a stimarsi, a rispettarsi, a condividere tutte le situazioni che accadono, trovando nell’altro l’aiuto, il dono. E questo è solo uno sguardo che si può avere, se si ha la fiducia che c’è un Padre buono, che c’è un sostegno, se si fa l’esperienza della grazia, come loro hanno fatto. Vivere, quindi, prima di tutto il matrimonio come vocazione. E poi vivere anche il rapporto tra coniugi, quindi tra uomo e donna, come un’amicizia, dove c’è stima reciproca, dove si è alleati, dove si condivide un progetto comune, dove ci si aiuta anche ad educare i figli. E tutto questo i coniugi Martin lo hanno saputo vivere”.
Prima coppia che verrà canonizzata congiuntamente, i Martin condussero dunque una vita contrassegnata da una profonda fede: lo ha spiegato padre Jean-Marie Simar, rettore del Santuario dei coniugi “Louis et Zélie Martin” di Alençon:
“Une vie très ordinaire, une vie complètement toute simple, que on pourrait comparer avec la vie…
Una vita molto ordinaria, una vita completamente semplice, che possiamo paragonare con la vita della Santa Famiglia di Nazareth. Scelsero di mettere Dio al primo posto, scelsero l’importanza della preghiera personale e in famiglia”.
A Louis e Zélie sono stati riconosciuti due miracoli: per Pietro, bimbo italiano nato nel 2002 con una grave malformazione polmonare, e per Carmen, nata in Spagna nel 2008, prematura e con una grave emorragia cerebrale. I piccoli domenica saranno in piazza e porteranno le reliquie in processione. Le famiglie, con percorsi differenti, per la loro guarigione hanno pregato intensamente i genitori di Santa Teresa di Gesù Bambino. Ad accompagnarli nel loro percorso, religiosi, amici e familiari, come ha sottolineato padre Antonio Sangalli, vice postulatore:
“Quello che ho sempre sotto gli occhi è la riconoscenza grande di queste famiglie. Qualcuno diceva: ‘Ma perché? Non è che abbiamo trovato il Santo migliore; non è che avevamo la preghiera migliore; non è che noi eravamo migliori di tutti gli altri’. E scoprono e capiscono che, attraverso questo grande segno del miracolo, il miracolo più grande - oltre alla guarigione dei figli - è quello di vedere attorno a sé riprendere in mano la vita cristiana di tante persone che si erano impegnate nella preghiera, nell’accompagnare tali famiglie in questo grave, difficile momento della loro vita. Il Signore risponde e questo ci dà il coraggio di affrontare la vita, sapendo che la presenza di Dio non ci abbandona mai in nessuna situazione”.
La prossima Canonizzazione va letta in un’ottica d’amore, proprio come Santa Teresa ha insegnato. Lo ha messo in luce padre Olivier Ruffray, rettore del Santuario di Lisieux:
“Si Thérèse a pu nous parler de l'amour …
Se Teresa ha potuto parlarci dell’amore esattamente come lei ci ha parlato, invitandoci a vivere di amore, possiamo capire che Teresa ci ha parlato dell’amore di Dio, degli altri, quotidianamente, grazie ai suoi genitori che glielo hanno insegnato: sua madre e suo padre le hanno dato la possibilità di vivere di amore”.
 
PREGHIERA PER IL SINODO
Gesù, Maria e Giuseppe,
in voi contempliamo
lo splendore dell’amore vero,
a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth,
rendi anche le nostre famiglie
luoghi di comunione e cenacoli di preghiera,
autentiche scuole del Vangelo
e piccole Chiese domestiche.
Santa Famiglia di Nazareth,
mai più nelle famiglie si faccia esperienza
di violenza, chiusura e divisione:
chiunque è stato ferito o scandalizzato
conosca presto consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth,
il prossimo Sinodo dei Vescovi
possa ridestare in tutti la consapevolezza
del carattere sacro e inviolabile della famiglia,
la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe,
ascoltate, esaudite la nostra supplica. Amen.
PREGHIERA PER LA FAMIGLIA
Signore, aiutaci ad essere per tutti,
realmente, amici e autentica famiglia,
che attende senza stancarsi,
che accoglie con bontà, che dona con amore,
che ascolta senza fatica, che ringrazia con gioia.
Amici e famiglie che si è sempre certi di trovare
quando ne hai bisogno.
Aiutaci ad essere una presenza sicura,
a cui ci si può rivolgere
quando lo si desidera;
aiutaci ad offrire un’amicizia riposante,
ad irradiare una pace gioiosa, la Tua Pace, Signore!
Fa che sappiamo essere realmente
disponibili ed accoglienti,
soprattutto per i più deboli ed indifesi!
Così, senza compiere opere straordinarie,
potremo aiutare gli altri a sentirti più vicino,
ritrovando e seguendo nuove strade d’amore e di pace,
divenendo in ciò, realmente, la famiglia che Tu desideri
e che in Te si compie: la Chiesa.
 
 
il papa a Cuba e negli Usa: le tappe del viaggio più complesso
Su isola all'Avana, Holguin, Santiago; poi Washington, Ny, Filadelfia
Il viaggio che fino a lunedì 28 porterà papa Francesco prima e Cuba (all'Avana, Holguin e Santiago) e poi negli Stati Uniti (Washington, New York, Filadelfia), il suo decimo all'estero, è il più lungo del pontificato, ma anche il più denso e complesso dal punto di vista dei contenuti, dei rapporti, delle questioni sul tappeto. Ventisei i discorsi in programma: otto a Cuba e 18 negli Usa, di cui solo quattro in inglese, il resto in spagnolo.
    Complessivamente 19.171 i km percorsi dal Papa in sette voli.

    Francesco è partito con un volo Alitalia da Fiumicino alle 10.15 per arrivare alle 16.00 locali (le 22.00 in Italia) all'aeroporto internazionale Josè Martì dell'Avana. Qui ci sarà subito la cerimonia di benvenuto con i discorsi del presidente Raul Castro e del Pontefice. Si passa quindi alla giornata di domenica 20, quando alle 9.00 (le 15.00 in Italia) Bergoglio celebrerà la messa nella Plaza de la Revolucion della capitale cubana. Nel pomeriggio, alle 16.00 locali la visita al presidente Raul Castro nel Palazzo presidenziale, quindi alle 17.15 la celebrazione dei Vespri con il clero cubano nella cattedrale, e alle 18.30 il saluto ai giovani del Centro culturale padre Felix Varela.
    Lunedì 21, alle 8.00 locali, la partenza in aereo per Holguin, dove il Papa atterrerà alle 9.20 e celebrerà la messa nella Plaza de la Revolucion alle 10.30. Alle 15.45 la benedizione della città della collina Loma de la Cruz e quindi la partenza del volo per Santiago, dove il Pontefice arriverà alle 17.30. Lì Francesco, alle 19.00, incontrerà i vescovi nel Seminario San Basilio Magno e alle 19.45 pregherà davanti alla Virgen del la Caridad del Cobre, patrona di Cuba, nel santuario poco distante dalla città. La mattina di martedì 22, sempre a Santiago, prevede alle 8.00 la messa nel santuario della Virgen de la Caridad e alle 11.00 l'incontro con le famiglie nella cattedrale Nostra Signora, seguita all'esterno dalla benedizione alla città. La cerimonia di congedo all'aeroporto, alle 12.15, chiuderà la permanenza del Papa sull'isola di Cuba, prima del decollo alle 12.30 locali per Washington, dove Francesco sarà accolto alle 16.00 (le 22.00 in Italia) nella base militare di Andrews dal presidente Barack Obama e dalla famiglia.

    Mercoledì 23, alle 9.15 locali, il Pontefice andrà in visita alla Casa Bianca dove terrà il suo primo discorso in terra statunitense e sarà a colloquio con Obama. Alle 11.30 incontrerà i 400 vescovi degli Stati Uniti nella cattedrale di San Matteo, mentre alle 16.15 presiederà la messa di canonizzazione del discusso padre Junipero Serra, evangelizzatore della California nel 18/mo secolo, al centro di polemiche dei nativi americani per i metodi repressivi promossi all'epoca. Giovedì 24, alle 9.15, sarà la volta della visita al Congresso Usa, primo Papa a parlare al Parlamento americano. Seguirà l'incontro con i senzatetto, alle 11.15, nel Centro caritativo della parrocchia di St. Patrick, mentre alle 16.00 - con voli da ora della American Airlines - il Papa partirà per New York: l'arrivo è previsto alle 17.00, con successivo incontro con il clero per i Vespri alle 18.45 nella cattedrale di San Patrizio.

    Venerdì 25 sarà il giorno della visita al Palazzo di Vetro dell'Onu, alle 8.30, per i 70 anni dell'organizzazione e l'inizio della 70/ma assemblea generale. Poi alle 11.30, incontro interreligioso al Memorial di Ground Zero, mentre nel pomeriggio il Papa incontrerà alle 16.00 i bambini e le famiglie di immigrati in una scuola cattolica ad Harlem e alle 18.00 celebrerà la messa nel Madison Square Garden. Sabato 26 alle 8.40 si parte in aereo per Filadelfia, con arrivo alle 9.30.

    Alle 10.30 messa con il clero della Pennsylvania nella cattedrale e alle 16.45 incontro per la libertà religiosa con al comunità ispanica nell'Independence Mall. Alle 19.30 la grande festa delle famiglie dell'Incontro Mondiale 2015 e la veglia di preghiera al Franklin Parkway. Domenica 27 il viaggio si concluderà con, alle 9.15 locali, l'incontro con i vescovi, alle 11.00 la visita al carcere Curran-Fromhold, alle 16.00 la grande messa conclusiva dell'Incontro mondiale delle famiglie, ancora al Franklin Parkway, e alle 19.00 il saluto all'aeroporto con il comitato organizzatore e i volontari. Dopo la cerimonia di congedo, alle 20.00 locali (le due di lunedì) partenza per Roma-Ciampino dove l'arrivo è previsto il 28 alle 10.00. 
 
 
 
 
Il viaggio del Papa in Ecuador, 

Bolivia e Paraguay

programma e informazioni della visita 
Otto giornate con una fittissima agenda di incontri, visite e discorsi, sia sul piano politico che pastorale, compongono il programma del viaggio che porterà Papa Francesco dal 5 al 13 luglio prossimi in Ecuador, Bolivia e Paraguay. 
La prima giornata di questo suo nono viaggio internazionale - il secondo in America Latina dopo quello del luglio 2013 in Brasile - prevede domenica 5 luglio la partenza in aereo alle 9.00 da Roma-Fiumicino con arrivo alle 15.00 (ora locale) all'aeroporto internazionale di Quito, con la cerimonia di benvenuto e il primo discorso del Pontefice.
Lunedì 6 luglio, alle 9.00 locali, il Papa partirà in aereo per Guayaquil dove alle 11.15 celebrerà la messa nel santuario della Divina Misericordia. Alle 14.00 pranzo al Collegio Javier con la Comunità dei confratelli Gesuiti e alle 17.10 ritorno in aereo a Quito, dove alle 19.00 è prevista al visita di cortesia al presidente della Repubblica Rafael Correa nel Palazzo presidenziale Carondelet e alle 20.10 la visita alla Cattedrale.
Martedì 7 luglio, alle 9.00 il Papa incontrerà i vescovi dell'Ecuador nel Centro congressuale del Parco del Bicentenario, celebrando poi la messa alle 10.30 nello stesso Parco. Alle 16.30, l'incontro con il mondo della scuola e dell'università alla Pontificia Università Cattolica dell'Ecuador, seguito alle 18.00 dall'incontro con la società civile nella chiesa di San Francisco e alle 19.15 dalla visita alla Iglesia de la Compania.
Mercoledì 8 luglio, alle 9.30 il Papa visiterà la casa di riposo delle Missionarie della Carità, e alle 10.30 incontrerà il clero, i religiosi, le religiose e i seminaristi nel Santuario nazionale mariano "El Quinche". Alle 12.00, la partenza in aereo da Quito per La Paz, dove Francesco arriverà alle 16.15, accolto dalla cerimonia di benvenuto all'aeroporto. Alle 18.00, la visita di cortesia al presidente dello Stato plurinazionale di Bolivia Evo Morales nel Palazzo del Governo e alle 19.00 l'incontro con le autorità civili nella Cattedrale di La Paz. Alle 20.00 il Pontefice partirà nuovamente in aereo da La Paz per Santa Cruz del la Sierra, dove arriverà alle 21.15.
In questa città, giovedì 9 luglio, alle 10.00 è prevista la messa nella piazza del Cristo Redentore, alle 16.00 l'incontro con sacerdoti, religiosi, religiose e seminaristi nella scuola Don Bosco, alle 17.30 la partecipazione al 2/o Incontro Mondiale dei Movimenti popolari nel centro fieristico Expo Fiera.
Venerdì 10 luglio, sempre a Santa Cruz de la Sierra, alle 9.30 il Papa visiterà il Centro di rieducazione Santa Cruz-Palmasola e alle 11.00 incontrerà i vescovi della Bolivia nella chiesa parrocchiale de La Santa Cruz. Alle 12.45 la cerimonia di congedo all'aeroporto, da dove il Pontefice partirà alle 13.00 per Asuncion, con arrivo previsto alle 15.00, seguito dalla cerimonia di benvenuto. Nella capitale paraguaiana, alle 18.00 il Papa andrà in visita di cortesia al presidente della Repubblica Horacio Cartes nel Palazzo de Lopez e alle 18.45, nel giardino, incontrerà le autorità e il Corpo diplomatico.
Sabato 11 luglio, alle 8.30 la visita all'Ospedale generale pediatrico "Ninos di Acosta Nu"; alle 10.30 la messa sul piazzale del Santuario mariano di Caacupé; alle 16.30 l'incontro con i rappresentanti della società civile nello Stadio Leon Condou della scuola San Josè; alle 18.15 i Vespri con i vescovi, il clero e i movimenti cattolici nella Cattedrale dell'Assunta.
Domenica 12 luglio, alle 8.15 la visita alla popolazione del Banado Norte (Cappella di San Juan Bautista; alle 10.00 la messa nel campo grande di Nu Guazu, seguita dall'Angelus; alle 13.00 l'incontro con i vescovi del Paraguay nel Centro culturale della Nunziatura apostolica. Quindi, dopo il pranzo con i vescovi, alle 17.00 l'incontro con i giovani sul lungofiume "Costanera", ultimo appuntamento del viaggio prima della partenza in aereo per Roma alle 19.00 locali, con arrivo previsto l'indomani, lunedì 13 luglio, alle 13.45 allo scalo di Ciampino. In tutto, nell'arco del viaggio, sono previsti 22 discorsi del Pontefice
Meditazione del giorno:
 
«Fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni»
Annuncia la bontà di Dio. Infatti nonostante tu sia indegno, egli ti guida, e mentre tu gli devi tutto, non vuole nulla da te. 
E per aver fatto delle piccole cose, ti dà in cambio grandi cose. (Isacco di Siria del VII secolo, monaco nella regione di Mossul-Discorsi ascetici, Prima  parte , n° 60) 
Venerdì 12 Giugno: Solennità del Sacro Cuore di Gesù.
Ecco il cuore che ha tanto amato il mondo
“Contempla, uomo salvato, colui che per te è inchiodato sulla croce... La Sapienza di Dio ha voluto nella sua bontà che la lancia del soldato perfori e ne apra il costato; ne è uscito sangue e acqua (Gv 19,34). Da questa sorgente, dal più profondo del suo cuore, Cristo dona ai sacramenti della Chiesa il potere di dare la vita della grazia…; dà a bere “acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).” (San Bonaventura)
Impariamo a vivere la benevolenza, a volere bene a tutti, anche a quelli che non ci vogliono bene. (Papa Francesco)
SI RICORDA CHE DOMENICA 14 GIUGNO LA S. MESSA DELLE ORE 09,30 VIENE SPOSTATA ALLE ORE 10,00 E QUELLA DELLE ORE 11,30 
VIENE SOPPRESSA
 
 
 
 
La Parrocchia, appartenente alla storica e antica Diocersi di Capua, nel passato é stata sempre denominata di S. Andrea Apostolo che si trova nel casale con lo stesso nome (la maggioranza delle visite pastoarli recita: che si trova nel casale di  S. Andrea dei Lagni).
La Parrocchia é ubicata nella periferia sud della città di S. Maria C. V. e fino a 50 anni fa contava 1000-1500 abitanti, oggi é in continua espansione e conta circa 3000 abitanti. Nel comprensorio della Parrocchia oltre alle scuole del posto negli ultimi anni sono state ubicati anche tre Istituti delle Scuole di II grado: il liceo scientifico, l'istituto dei geometri e l'artistico.
 

Signore, non ho visto,
come Pietro e Giovanni,
le bende per terra e il sudario
che ricopriva il tuo volto,
ma io credo!
Non ho visto la tua tomba vuota,
ma io credo!
Non ho messo, come Tommaso,
le mie dita nel posto dei chiodi,
né la mia mano nel tuo costato,
ma io credo!
Non ho condiviso il pane con te
nel villaggio di Emmaus,
ma io credo!
Non ho partecipato
alla pesca miracolosa
sul lago di Tiberiade,
ma io credo!
Sono contento, Signore,
di non avere visto,
perché io credo!



È  PASQUA, ALLELUIA

Le campane, mute da tre giorni, hanno risuonato gioiosamente, squarciando il silenzio della notte. La chiesa buia e vuota, è stata illuminata dai ceri accesi, in mano ai tanti fedeli che l’hanno riempita.
Un grido festoso ha recato un annuncio non inaspettato, ma atteso e ardentemente desiderato da lungo tempo: "Alleluja! Cristo è risorto! E’ Pasqua"
Per noi cristiani  la Risurrezione di Cristo è la ragione della nostra vita; è il fondamento della nostra fede. Gli Apostoli, che si autodefinivano "testimoni della risurrezione" (At 1,12), nei loro scritti si sono diffusamente soffermati a mettere in evidenza che "in nessun altro c'è salvezza" (At 4,12) se non in Cristo Risorto, perché egli è diventato "primizia di coloro che sono morti.... e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo" (1 Cor 15,20-21). Nella sua storia bimillenaria la Chiesa, madre premurosa e maestra saggia ed illuminata, ha spesso evidenziato  lo stretto legame esistente tra la resurrezione di Cristo e la nostra vita. Sant’Agostino, in uno dei suoi tanti discorsi afferma: "Egli (Cristo) non aveva nulla in se stesso per cui potesse morire per noi, se non avesse preso da noi una carne mortale. In tal modo egli, immortale, potè morire, volendo dare la vita per i mortali. Rese così partecipi della sua vita quelli di cui aveva condiviso la morte.... Donde lo stupefacente scambio: fece sua la nostra morte e nostra la sua vita.... Prese su di sè la morte che trovò in noi e così assicurò quella vita che da noi non può venire".
Ecco il motivo della nostra gioia, la ragione del nostro far festa. Cristo è risorto! La morte, la violenza, la paura e tutte quelle esperienze che sembrano chiudere la nostra esistenza in una tomba senza via d’uscita, non hanno l’ultima e definitiva parola: sono state sconfitte dal Dio della Vita.
Cristo è risorto! Con la potenza del suo Spirito vuol fare esplodere il trionfare di una vita nuova in ogni situazione di dolore, di violenza, di abbandono e di morte.
Cristo è risorto! "Facciamo festa nel Signore". E’ l’invito che viene rivolto dalla liturgia odierna. Un invito che può apparire superfluo, ma non lo è. Perchè una festa, anche la più solenne e la meglio organizzata, può essere disattesa o interpretata in modo sbagliato.
"Fare festa nel Signore" significa fare Pasqua non accontentandosi di essere semplici spettatori della risurrezione di Cristo, ma impegnandosi a risorgere con Lui.
E con l’auspicio che Cristo, irradiando la gioia pasquale, unisca tutti noi alla sua vittoria sulla morte, auguro di cuore BUONA PASQUA!


 

Grazie alla tua risurrezione, Signore Gesù,
tu sei l’interlocutore sponsale di tutta l’esistenza.
Grazie ad essa, ognuno di noi ti dice,
coi fatti prima ancora che con le parole:
Tu sei la vita di oggi e di sempre.
Tu sei l’amore del mio cuore.
Tu sei il cuore di ogni amore.
Tu, il centro focale dell’universo.
Tu mi chiami, perché mi ami.
Tu mi mandi per questo annuncio bello.
Tu sei il senso della mia vita.
Tu sei il Bene.
Tu sei tutto il Bene.
Tu sei il mio sommo Bene.
Tu, che sei il nostro fascino,
bellezza sempre antica e sempre nuova,
rendici segni limpidi del tuo Volto intessuto di luce.
Rendici familiari con l’ottavo giorno.
Facci esperti del tuo Vangelo,
annuncio unico che dà senso a tutti gli altri.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.


 
 
 

PARROCCHIA S. ANDREA APOSTOLO
S. MARIA CAPUA VETERE

VENERDÌ  SANTO
GIORNATA DI ASTINENZA E DIGIUNO


PADRE NELLE TUE MANI AFFIDO IL MIO SPIRITO

VENITE ADORIAMO CRISTO, IL FIGLIO DIDIO:
CON IL SUO SANGUE CI HA REDENTI.

IN MATTINA ADORAZIONE LIBERA

ORE 18,00: INIZIO DELLA LITURGIA.

- Preghiere
- Parola di Dio (Passio)
- Adorazione della Croce
- Comunione Eucaristica
- Via Crucis per le strade della parrocchia
   (zona Via Brennero)


Adoriamo la tua croce, Signore,
acclamiamo la tua risurrezione:
da questo albero di vita
la gioia è venuta nel mondo


PARROCCHIA S. ANDREA APOSTOLO
Santa Maria Capua Vetere

     Carissime sorelle e fratelli,

 Sento nell’animo di esprimervi pubblicamente gli auguri pasquali.
La Santa Pasqua è la festa centrale e basilare del discepolo di Cristo.
Cristo Gesù si è chinato su di noi per prenderci con Lui e presentarci al Padre. Lasciamoci afferrare da Cristo.
Nella lettera all’inizio della Quaresima vi ricordavo l’esortazione di San Paolo: "Questa è la volontà Dio: la vostra santificazione."
Auguro a tutti di godere con Cristo, di risorgere con Lui, di portare ai fratelli la sua pace, che è la vittoria sul peccato e sulla morte.
La vittoria di Cristo ci comunichi la forza e la grazia per abbattere i muri che l’indifferenza e i pregiudizi ci fanno elevare nei riguardi dei fratelli e mortificano la crescita della chiesa.
Invito tutti all’attenzione e all’accoglienza verso i nostri fratelli provati dalla crisi spirituale e materiale che stiamo attraversando.
Dalla Pasqua ognuno attinga luce e forza per un impegno serio di crescita spirituale e di impegno verso i fratelli che vivono accanto a noi.
Ho accolto con piacere le proposte e i suggerimenti ricevuti sulla celebrazione della festa di S. Andrea:
-Festa religiosa;
-Senza comitato;
-Senza raccolta;
-Collaboratori senza cariche;
-Rispetto delle norme emanate dal magistero;
-Più spazio a incontri di preghiere e di formazione;
-
Attenzione ai nostri fratelli disagiati, emarginati, sofferenti in genere;
-Accogliere e riflettere l’esempio e la Parola di Papa Francesco e del nostro Vescovo Salvatore;
-Non cadere nel pettegolezzo e nel criticume che avvelena i nostri rapporti.
  A tutti auguro un fervente cammino di santità nell’amore, nella carità a Dio e ai fratelli e nella crescita della santità.
Per l’intercessione della Vergine Maria e di S. Andrea, la luce della Pasqua illumini tutta la nostra vita.

S. Maria C. V., Domenica delle Palme 2014.

                                                                Il Vostro Parroco

                                                                                                                Sac. Gennaro Iodice                                                                                    


"Fraternità, fondamento e via per la pace".

Questo è il tema della 47 a Giornata Mondiale per la Pace, la prima di Papa Francesco.
La Giornata mondiale della Pace è stata voluta da Paolo VI e viene celebrata il primo giorno di ogni anno. Il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace viene inviato alle Chiese particolari e alle cancellerie di tutto il mondo, per richiamare il valore essenziale della pace e la necessità di operare instancabilmente per conseguirla.
Papa Francesco ha scelto come tema del suo primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace la fraternità. Sin dall’inizio del suo ministero di vescovo di Roma, il Papa ha sottolineato l’importanza di superare una «cultura dello scarto» e di promuovere la «cultura dell’incontro», per camminare verso la realizzazione di un mondo più giusto e pacifico.
La fraternità è una dote che ogni uomo e donna reca con sé in quanto essere umano, figlio di uno stesso Padre. Davanti ai molteplici drammi che colpiscono la famiglia dei popoli – povertà, fame, sottosviluppo, conflitti, migrazioni, inquinamenti, disuguaglianza, ingiustizia, criminalità organizzata, fondamentalismi -, la fraternità è fondamento e via per la pace.
La cultura del benessere fa perdere il senso della responsabilità e della relazione fraterna. Gli altri, anziché nostri «simili», appaiono antagonisti o nemici e sono spesso «cosificati». Non è raro che i poveri e i bisognosi siano considerati un «fardello», un impedimento allo sviluppo. Tutt’al più sono oggetto di aiuto assistenzialistico o compassionevole. Non sono visti cioè come fratelli, chiamati a condividere i doni del creato, i beni del progresso e della cultura, a partecipare alla stessa mensa della vita in pienezza, ad essere protagonisti dello sviluppo integrale ed inclusivo.
La fraternità, dono e impegno che viene da Dio Padre, sollecita all’impegno di essere solidali contro le diseguaglianze e la povertà che indeboliscono il vivere sociale, a prendersi cura di ogni persona, specie del più piccolo ed indifeso, ad amarla come se stessi, con il cuore stesso di Gesù Cristo.
In un mondo che accresce costantemente la propria interdipendenza, non può mancare il bene della fraternità, che vince il diffondersi di quella globalizzazione dell’indifferenza, alla quale Papa Francesco ha più volte accennato. La globalizzazione dell’indifferenza deve lasciare posto ad una globalizzazione della fraternità.
La fraternità impronti tutti gli aspetti della vita, compresi l’economia, la finanza, la società civile, la politica, la ricerca, lo sviluppo, le istituzioni pubbliche e culturali.
Papa Francesco, all’inizio del suo ministero, con un Messaggio che si pone in continuità con quello dei suoi Predecessori, propone a tutti la via della fraternità, per dare un volto più umano al mondo.


L’amore è l’unico tesoro che si moltiplica per divisione:
è l’unico dono che aumenta quanto più ne sottrai.
È l’unica impresa nella quale più si spende e più si guadagna.


AFRA MARTINELLI, MISSIONARIA LAICA, BRESCIANA, MARTIRE IN NIGERIA
Uccisa nel Delta del Niger, probabilmente in una rapina. Originaria del bresciano, missionaria laica al servizio della Chiesa locale, aveva fondato una scuola a Ogwashi Ukwu

Afra Martinelli, 78 anni, missionaria laica originaria di Civilerghe, nel bresciano, è stata uccisa in Nigeria. La donna è morta nel distretto di Ogwashi-Ukwu, nella regione del Delta del Niger, dove svolgeva il suo ministero da ormai più di trent'anni. A dare notizia della sua morte - che risale a due giorni fa ed è legata a un'aggressione avvenuta la notte del 26 settembre - è stato questa mattina 13 Ottobre il Giornale di Brescia.
Afra Martinelli aveva fondato e dirigeva a Ogwashi-Ukwu - nella diocesi di Issele-Uku - il Centro Regina Mundi, una scuola di informatica con annesso un collegio per ragazzi.
La mattina del 27 settembre - non vedendola presentarsi come di consueto tra i ragazzi - i suoi collaboratori sono andati a cercarla nella sua stanza e l'hanno trovata ferita alla nuca con un machete. In condizioni gravissime è stata portata nell'ospedale più vicino, ma gli sforzi per salvarle la vita non sono bastati: è morta dopo due settimane di agonia.
Afra Martinelli era una missionaria laica non legata ad alcuna congregazione religiosa: anche questo spiega il ritardo con cui la notizia della sua aggressione e della sua morte si è diffusa in Italia. «Era partita per la Nigeria dopo aver conosciuto l'arcivescovo di Ibadan, ormai più di trent'anni fa - racconta il fratello Enrico Martinelli -.
Si era messa al servizio della diocesi. All'inizio aveva anche insegnato nella scuola per gli italiani che lavoracvano nella zona, ma insieme operava nel Centro di evangelizzazione. Qualche anno dopo si era spostata più all'interno a Ogweshi-Ukwu, dove aveva dato vita al Centro Regina Mundi: un centro di formazione con un scuola di informatica e un collegio per ragazzi annesso. Aveva dato vita anche al Catholic Servant of Christ, un gruppo di animazione per i giovani. La sua spiritualità era quella del servizio al Cristo povero».
«Se si entra nella mentalità africana - scriveva in una lettera al padre risalente a qualche anno fa -, se si fa parte di loro, non c'è spazio per stupirsi di quello che accade. E se si comunica con loro con lo stesso linguaggio, e non si tratta solo della lingua, si può parlare e dialogare di Dio. La sofferenza è una bbuona maestra, è una purificazione necessaria quando si tratta delle cose di Dio e dello spirito».
Afra Martinelli portava avanti senza grande clamore la sua opera con il sostegno discreto degli amici in Italia e della Fondazione Cuore Amico di Brescia. «Ci eravamo sentiti al telefono due giorni prima della tragedia - ricorda ancora il fratello Enrico -.
Le ho chiesto se non riteneva fosse ora di tornare a casa, anche perché non era più giovanissima. E lei mi ha detto che era l'ultimo dei suoi pensieri».
Enrico Martinelli cita anche un episodio per descrivere quanto sua sorella fosse amata dalla gente di Ogwashi-Ukwu: nel 1998 a Civilerghe il padre festeggiava i cento anni di età. Ma lei non voleva togliere risorse alla missione per pagare un suo viaggio in Italia.
Fu la gente a cui aveva dedicato la vita in Africa a organizzare una colletta per il biglietto aereo in modo che non mancasse a quella festa.


"Pensiamo a questa sorella nostra e la salutiamo con un applauso".
Papa Francesco si é rivolto così alla folla di piazza San Pietro (che ha risposto battendo a lungo le mani) per ricordare la missionaria assassinata: "l'italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa é stata uccisa, per rapina; tutti hanno pianto, cristiani, musulmani". "Le volevano bene tutti", ha scandito il Pontefice sottolineando che questa anziana missionaria laica "ha annunciato il Vangelo con la vita, con l'opera che ha realizzato, un centro di istruzione; così ha diffuso la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia!".

(Fonte: lt Mission on line e AGI)

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